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LA PREVENZIONE ODONTOIATRICA NELL’ADULTO

Col trascorrere  degli anni l’apparato  masticatorio è  sottoposto   a  importanti   trasformazioni    sia  a  livello  dentale  che a livello  paradentale  (gengive ed osso). In particolare  l’usura  dello  smalto  sulle superfici  masticatorie  dei denti  con conseguente riduzione    della   protezione   di  polpa   e  dentina (tessuti   interni  del  dente)  predispone   i  denti  a subire    con   maggiore    frequenza    fenomeni    di ipersensibilità   al calore  e al freddo  e nei casi più gravi  può  addirittura   determinare   la  morte   del

nervo   dentale;    questa   evenienza,    qualora    si verifichi, comporterà la necessità sia di asportare il nervo stesso sia di detergere e disinfettare i canali  radicolari   del  dente (devitalizzazione)    per evitare    la    diffusione  dell’infezione  nell’osso sottostante.      Nelle      strutture       di      sostegno paradentale  in   soggetti  con  scarsa  igiene  orale e/o  con  predisposizione    genetica   a  sviluppare paradontiti    (più  comunemente   conosciute   come piorrea)  si comincia  a registrare col passare  degli anni,  un  repentino   aumento   della  perdita   diquota   osseo-gengivale  con relativo aumento

della    mobilità     dentale.

In    tale    circostanzarisulteranno    fondamentali    i   controlli    periodici associati    a   igiene gengivale    con   valutazione continua  degli indici  di placca,  di sanguinamento,di  mobilità  dentale, e di  profondità  delle  tasche paradentali.  Queste  ultime  rappresentano  l’indice di  scollamento   di  osso  e  gengiva   dalle   radici dentali   ed il loro  approfondimento   è sinonimo  di aumento  di  malattia  paradentale   ,  di  perdita  di ancoraggio   e  della  stabilità   del  dente.  Soltanto

continui      e      regolari      controlli       di      igiene orale,(almeno   2 all’anno  e 3 nei  casi  più  gravi) spesso  associate  a detersione  e levigature  delle radici    dentali    esposte    potranno    garantire    il mantenimento,   il  più  a lungo  possibile  dei  denti naturali  parodontopatici.

Talvolta, tuttavia, il grado di distruzione dei tessuti di sostegno del dente (piorrea) o delle strutture del dente stesso (per carie o fratture) rende inevitabile la perdita dei denti con conseguenti disagi sia dal punto di vista funzionale  della  masticazione  sia  dal  punto  di  vista estetico e fonetico. In particolare, in riferimento al primo aspetto, l’impossibilità a triturare correttamente i cibi determinerà un’alterazione dei processi digestivi con riduzione delle capacità di assorbimento di sostanze nutritive a livello intestinale. Spesso, purtroppo, si ci dimentica che la bocca rappresenta il primo tratto dell’apparato digerente e la riduzione delle sue capacità masticatorie rende inevitabile l’alterazione di un corretto processo digestivo, sin dalle sue prime fasi.Era questo un concetto già noto ai Romani. Infatti erano soliti ripetere che “ prima digestio fit in ore”, cioè la prima digestione viene fatta già nelle bocca!  Da qui l’importanza di sostituire i denti mancanti con dispositivi protesici. In particolare la sostituzione  dentale, in passato,  era  unicamente associata alla realizzazione o di protesi mobili  parziali o totali, oppure  di protesi fisse (ponti);  Queste  ultime  in particolare richiedevano tuttavia la necessità di limare almeno   i   due   denti   contigui   a   quello   mancante, alterandone definitivamente l’anatomia dentale affinché potessero funzionare da pilastri di ponte. La considerazione da farsi è che per sostituire un dente mancante si pregiudicava inevitabilmente e soprattutto irreversibilmente la salute di due o più denti sani. Analogamente per le protesi mobili, oltre ai disagi del dover mettere la protesi per masticare e toglierla per pulirla, la presenza di ganci di ritenzione,  con il passare del tempo , pregiudica l’integrità strutturale dei denti sani, sviluppando, sotto il carico della masticazione, un classico “effetto pinza” sui denti sani portanti.Quelle pocanzi descritte sono, per fortuna, procedure protesiche non scomparse del tutto ma passate nettamente in disuso con l’avvento dell’implantologia dentale.

Quest’ultima consiste nell’inserimento di viti in titanio all’interno dell’osso al posto del dente mancante. Sull’impianto, dopo il periodo fisiologico della solidificazione dell’osso attorno alla vite (3-4 mesi) verranno costruiti i denti artificiali. Queste tecniche permettono da un lato di risparmiare la limatura dei denti vicini (cosi come avveniva nella realizzazione dei ponti su denti naturali ) e dall’altro di poter evitare tutti i disagi della protesi mobile con tutto ciò che ne deriva in termini di un miglioramento del livello della qualità di vita. Inoltre tecniche implantologiche ancora più recenti ed avanzate, in presenza di corrette indicazioni ed adeguate condizioni   anatomiche dell’osso, permettono   di costruire denti anche su impianti appena inseriti senza aspettare i 3-4mesi d’integrazione ( implantologia a carico immediato) . Queste soluzioni permettono al paziente di sedersi in poltrona con denti da estrarre e/o con protesi mobili già presenti in bocca ed alzarsi con denti fissi ancorati agli impianti.

 

In assenza di osso adatto a ricevere l’impianto, va inoltre       considerata      la      possibilità,       prima dell’inserimento implantare, di usufruire di tecniche di rigenerazione ossea guidata in grado di ricostruire forme e livelli di osso necessari per inserire l’impianto a rigenerazione avvenuta (6-9 mesi). Le tecniche implantologiche di questi ultimi anni garantiscono   a tutti e a tutte le età, anche in quella molto avanzata, la  possibilità  di  avere  denti  fissi.  L’implantologia recupera l’estetica ed il sorriso, ripristina la salute funzionale  masticatoria  e  fonetica  della  bocca  , conserva e migliora la qualità della vita.